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Alcuni luoghi speciali...

LA CAMPAGNA

Lasciando il centro del paese e percorrendo la strada che oggi porta a Castellamonte si trova sulla sinistra Strada Roncheise. Essa deve il nome ad una cascina poco distante, da cui é possibile godere della prospettiva globale del paese. La zona, chiamata "Avrock", è importante dal punto di vista geologico poiché è il punto in cui é avvenuta l'unione della Zolla Africana con la Zolla Europea. L’incontro delle due zolle ha generato le nostre coline ed anche quella di Belmonte. Il territorio é il luogo più esterno della Morena della glaciazione e risale a circa 100/120.000 anni fa.
Procedendo per la campagna per la strada che porta al mulino, si possono notare alcuni siti delle CANAVERE, vasche atte alla macerazione della canapa. La tradizione vuole che il nome di Canavese derivi proprio dal termine canapa la cui coltivazione era, in passato, molto diffusa in tutto il territorio. Un’altra versione si trova, invece, nel “Dizionario generale geografico-statistico degli Stati Sardi” di Guglielmo Stefani del 1855 per cui il Canavese (…) “prese nome da un’antica terra chiamata Canava (…)”. Proseguendo la passeggiata ci si imbatte nel Mulino. Da qui é possibile vedere a distanza la cascina denominata "Done" e il terreno denominato "Riorde" che fino al 1700 erano proprietà feudali dei Conti San Martino. Verso la Chiesa di Santa Maria in Zinzolano si può vedere la cascina "Bianca", così chiamata forse in virtù dell'intonacatura. Risalendo l'estremo lembo del terrazzamento morenico si arriva alla cascina "Rulanda", dove ancora oggi é in parte visibile un affresco realizzato dal Barone Eugenio D'Emarese. Infine, tornando verso il centro abitato, attraverso i vigneti inclusi nell'area del prestigioso Erbaluce D.O.C., si può ammirare la catena alpina che delimita la piana canavesana.

IL RICETTO

Il Ricetto, costruzione fortificata delimitata da alte mura venne costruito per ovviare alle incursioni di invasori e soldataglie. Nel muro perimetrale esterno si aprivano due porte: una verso mattino (sud-est) e l’altra verso sera (sud-ovest) e un piccolo uscio, per il passaggio pedonale, a mezzanotte (nord). Questa prima solida difesa si rivelò utile in quanto gli unici due assalti che si ricordano, e che sono quelli del 1630 e del 1641, ebbero esito negativo. Il ricetto era praticamente inespugnabile e probabilmente è grazie a questa caratteristica che non vi furono altri attacchi. Il Ricetto era costituito da una serie di micro-unità abitative (più di 50) che accoglievano persone, animali e beni (soprattutto derrate alimentari). Al suo centro, intorno al 1800 circa, fu costruita una GHIACCIAIA che funzionò fino agli anni '40 del 1900. Era una costruzione in mattoni pieni con un tetto a quattro falde; le pareti in mattone continuavano anche sotto terra per un’altezza di circa 5/6 metri. Era utilizzata per conservare la carne lavorata nell’annesso macello di proprietà della Comunità. Le carni venivano deposte in questo contenitore nel quale rimanevano molto fresche. In un primo tempo la ghiacciaia veniva riempita di neve trasportata dai contadini su appositi carri. Nel XX secolo all’interno venivano deposti dei pani di ghiaccio (cm 20x20x100 circa). Il ghiaccio veniva distribuito dalla “giasera” di Spineto e tutti i macellai della zona portavano la carne al fresco nella ghiacciaia di Bairo poiché attendeva molto bene alle sue funzioni. Basti che la neve depositata la si trovava in parte l’anno successivo. Internamente era sviluppata a uovo ed era molto capiente, nonché a disposizione di tutta la comunità. L’edificio è stato abbattuto all’inizio degli anni ’40.

'L BAL


Vista dal Bal sui tetti innevati

Nome dialettale della piazzetta prospiciente l'ex-sacrestia della Chiesa. Tale nome deriva dal fatto che in questo luogo avvenivano le feste danzanti intorno all'albero della libertà, eretto alla fine del 1700 per onorare la venuta dei francesi, e l’esercito di Napoleone. Si presume che l’albero in oggetto fosse una quercia che, in contrasto con la sua longevità, ebbe vita piuttosto breve. Infatti nel maggio del 1799 un’armata Austro-russa entrò in Piemonte cacciando i Francesi ed i loro sostenitori e furono abbattuti molti alberi della libertà.
Nel 1800 Napoleone iniziò la Seconda Campagna d’Italia arrivando dalla Valle d’Aosta. Anche Bairo divenne francese ed in lingua d’oltralpe sono gli atti di quel periodo rinvenuti negli archivi municipali. Ancora oggi esiste una zona del paese denominata “Francia”. Altra caratteristica del “bal” furono i gelsi. La piantagione e la coltivazione dei gelsi, risalente al XIX secolo, era utile per l’allevamento del baco da seta, bene prezioso per l’economia del paese data la presenza del setificio. L’importanza del baco da seta per Bairo è comprovata dalla presenza di esso nello stemma del Comune.

TORRE BIANCA E TORRE ROSSA

L'origine dei loro nomi è legata ai materiali di costruzione. La TORRE BIANCA, la più antica, apparteneva ai signorotti di Bairo, i Conti di San Martino. Di essa non esistono più tracce in quanto crollata prima del 1700. Si presume, però, che la sua locazione fosse al limite estremo della linea di fuga vicino alla porta est ossia all’incrocio delle attuali Via Roma e Via Principe Tommaso. Era costruita in pietra e malta per cui aveva un colore grigio chiaro. La TORRE ROSSA è sempre appartenuta alla Comunità di Bairo e venne costruita intorno al 1300/1400. Fu edificata utilizzando sia pietre sia, soprattutto, mattoni. Si presume che inizialmente fosse una torre merlata e che la copertura a tetto sia stata realizzata successivamente. Probabilmente fu eretta dalla Comunità. L’ingresso era protetto da due robuste porte in legno tra le quali si faceva scendere una grata in ferro. Nel 1600 ospitava gli uffici del Comune e le Scuole elementari frequentate anche da bambini provenienti dai vicini paesi. Questo edificio anticamente era anche luogo di esecuzioni. Nei suoi sotterranei, sotto la volta botte, vi erano le prigioni. Pare che i prigionieri lì trattenuti, venissero poi giustiziati per impiccagione. Serviva da “forca” una grande pietra esterna, a forma di gancio e facilmente raggiungibile dall’interno. In questo modo tutta la popolazione poteva assistere all’esecuzione. Tra le caratteristiche della Torre c’è l’orologio che risale al 1803 ed il cui meccanismo venne realizzato dal fabbro-orologiaio bairese Battista Pistono. Dalla Torre, inoltre, parte un cunicolo che portava fuori dall'abitato e, si presume, collegasse Bairo ad Agliè. Nel 1936 la Torre divenne l'abitazione di Desiderio Trabucco, noto come il "Papillon del Canavese". Desiré Leopoldo Felice Trabucco nasce a Berre, in Francia, il 13 gennaio 1880 da papà Giovanni bairese e da mamma, Rosa Belmondo, monferrina. A 24 anni è condannato ai lavori forzati a vita, per aver sparato ed ucciso in duello un rivale in amore. Mandato sulle isole della Guyana Francese, nel penitenziario di massima sicurezza della Caienna, riesce ad evadere e a rifugiarsi negli Stati Uniti. Dopo circa dodici anni viene scoperto, espulso e rimandato in Italia. Le autorità italiane, che all’epoca erano in polemica con quelle francesi perché non consegnavano loro gli antifascisti, lo considerarono come un rifugiato politico e gli aprirono le porte. E così nella metà degli anni ’30, il Podestà di Bairo lo alloggia in una camera della torre rossa. Terminò i suoi giorni nel 1965 nel ricovero di Castellamonte.

IL MULINO

A sud dell’abitato di Bairo si può ammirare l’ingegnosa opera del Canale di Caluso realizzata per irrigare la campagna tra l’Orco e la Dora Baltea. La costruzione del Canale fu voluta dal Maresciallo Carlo Cossè de Brissac, delle armate francesi nel 1556 per rimediare ad una siccità. Lo scavo, lungo 28 km parte da Spineto, attraversa i Comuni di Castellamonte, Bairo, Agliè, San Giorgio ed arriva a Caluso. La costruzione del Canale, chiamato inizialmente “Balera Brissaca” durò tre anni. Nel 1561 si stipulò un contratto per cui il Maresciallo de Brissac concedeva alla Comunità di Bairo di costruire un Mulino in località Braliasca. Inizialmente dotato di tre ruote, attualmente ve ne è una sola, in metallo, risalente al XX secolo. Oggi il mulino è di proprietà di un privato.
La costruzione della Cappella di San Sebastiano, come anche quella di San Rocco, protettore degli appestati, risalgono al 1600, periodo delle grandi epidemie di peste, e sono entrambe poste ai limiti estremi del paese.

 
   
 
 
   
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